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Il ritorno di Quinto Fabio Massimo Verrucoso!

No, non si tratta del sequel di un “peplum” hollywoodiano. Mi riferisco, piuttosto, al soprannome del famoso condottiero romano, “cunctator: il temporeggiatore” ossia colui che prende tempo, colui che attende lo svilupparsi degli eventi bellici. Perché c’è una guerra, in corso, per chi non se ne fosse accorto (non quella deprecabile scatenata dalla Russia, ma un’altra non meno drammatica). Ed è una sfida che dovremo combattere contro un nemico assai più infido dei poveri cartaginesi di verrucosa memoria: il cambiamento climatico. E l’atteggiamento del “cunctator” rischia di essere, personalmente ne sono sicuro, la peggiore tra le strategie possibili.

Perché il fatto che il clima sia cambiato, di là dalle bubbole che qualcuno ha tentato di raccontarci in questi ultimi venti o trenta anni, è cosa ormai evidente. E paradossalmente poco importa se queste mutazioni siano riconducibili alle variazioni cicliche naturali o invece siano conseguenza diretta del nostro “meraviglioso ed umanissimo” stile di vita (io propendo per questa seconda ipotesi). Quello che è chiaro, lo dicono i freddi, inequivocabili report dei dati meteorologici, è che stiamo percorrendo la strada di una desertificazione di territori che una volta erano floridissimi e produttivi.

L’Italia non fa eccezione. Quanti anni sono passati dalle prime immagini dei nostri fiumi in secca? Una decina, può essere. Magari, qualcosa di più. Oggi, la situazione appare già drammatica. Le previsioni sui danni all’agricoltura parlano di una vera e propria condizione di carestia, con perdite di raccolto intorno al 40%. A rischio, tra l’altro, l’intera produzione di riso, per la quale l’Italia vantava una vera eccellenza mondiale.

Ebbene, in questa situazione ormai consolidata e certificata, ecco entrare in campo il nostro peggiore generale: l’istinto all’attendismo. Eccolo, il “cunctator” che vive assopito in noi. Pronto a balzare fuori per farci compiere un ridicolo balzo indietro.

E mentre ancora le previsioni meteo parlano incomprensibilmente di “bel tempo” in vece di “drammatico assolato” e la gente si rabbuia per qualche temporale che dovesse rovinarle il fine settimana fuori porta (- ma non temete, – dice l’omino con lo sfondo di isobare – si tratta di “nuvole innocue!”), noi ci guardiamo attorno, ancora un po’ perplessi e stupiti, magari contrariati per tutto quel calore che non ci fa riposare bene la notte e ci costringe a tenere a palla il condizionatore. “Ebbene, si tratterà del solito inutile allarmismo” dice qualcuno, che va a consultare gli annali meteorologici e a furia di frugare, qualche estate torrida riesce pure a scovarla e si rinfranca (il problema è che qui le estati torride si stanno mettendo in fila per fare una serie storica per conto loro).

In fondo, basta aspettare ed avere pazienza. Chi può, conviene che tenga i piedi a bagno in qualche ridente (che avrà da ridere, poi?) località balneare. Altri dovranno accontentarsi di passare le ore più calde sotto i condizionatori delle gallerie commerciali. Arriverà l’inverno, alla fine! (e speriamo non sia troppo freddo e ci consenta di fare la solita gita fuori porta).

Intanto, sulla collinetta a guardare il campo di battaglia, c’è sempre il nostro Quinto Fabio Massimo Verrucoso. Paziente, posato. Al limite della rassegnazione (ha comprato una bella scorta di bottiglie di minerale e quindi almeno per la sete lui ha risolto).

“E dunque?” diranno giustamente i lettori di questa geremiade. “Facile criticare senza proporre una soluzione!”

Il fatto è che le soluzioni si trovano. Neppure così azzardate come si potrebbe pensare. Basta aver voglia di scendere dalla collinetta e sporcarsi un po’ le mani con il problema. È il lato bello del progresso tecnologico, in fondo (la controparte è quella che ha contribuito a creare il problema).

Le soluzioni si chiamano: creazione di invasi artificiali, recupero delle acque di scarico, razionalizzazione delle utenze, manutenzione delle reti idriche, uso di tecniche di irrigazione ad alta resa…

Del resto, in merito a capacità ingegneristiche non siamo secondi a nessuno (senza traccia di ironia). Abbiamo insegnato a costruire dighe in terra a Nazioni che hanno trasformato in giardini i loro deserti (va bene che è il sarto a girare con l’abito scucito, ma insomma!).

Certo, sono interventi che non si inventano in un giorno e che richiedono pianificazione, strategie comuni e condivise, trasparenza nelle procedure, rifiuto di logiche personalistiche.

Ecco, avete presente quando ci si trova subito tutti d’accordo per salvare le squadre di calcio dalla cattiva gestione dei propri bilanci? Una cosa del genere, magari un po’ meno costosa.

Ma bisogna agire subito, anzi è già tardi. La prossima estate, del resto, sarà peggiore di questa.

Alzo lo sguardo sulla collinetta e … Macché, quel genio del Verrucoso si è aperto una bottiglia di “effervescente naturale” e sta accomodandosi sulla sdraio. E speriamo che le poche nuvole che si intravedono all’orizzonte siano “di quelle innocue”.

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